Liqueur vs Liquor: la differenza tra liquore e distillato - Anthology

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Liqueur vs Liquor: la differenza tra liquore e distillato

Gennaio 5, 2026

Gemelli diversi. Solo il nome sembra uguale

È il momento di scoprire cosa distingue un liqueur da un liquor, come si producono, quali sono i principali tipi e come scegliere il giusto distillato o liquore per ogni occasione. È un viaggio su due pianeti diversi, entrambi affascinanti e ricchi di tesori.
Una guida chiara e completa per entrare nel mondo delle spirits premium firmate Anthology by Mavolo.

Liquor o distillato: le parole per dirlo

Il termine liquor, in italiano distillato, indica una bevanda alcolica ottenuta tramite fermentazione e distillazione.
Durante il processo di distillazione, il calore separa l’alcol dall’acqua, concentrando gli aromi e la gradazione.
Il risultato è una base secca, pulita e intensa. I distillati esprimono compiutamente la loro personalità se gustati lisci ma proprio per le loro caratteristiche sono anche la materia prima perfetta per la mixology contemporanea.

 

Che tipi! I distillati più importanti e diffusi

Ogni distillato nasce da ingredienti e processi diversi, che ne definiscono profumo, corpo e gusto. Ecco le
principali tipologie riconosciute a livello internazionale:

  • Whisky – Distillato di cereali (orzo, segale, mais o grano), invecchiato in botte. Colore ambrato e una gradazione che in media sia aggira tra 40 e 55% vol.
  • Rum – Ottenuto da melassa o succo di canna da zucchero. Può essere chiaro, dorato o scuro, a seconda dell’invecchiamento. Per scoprire la ‘verità’ di questo distillato si può assaggiare il rum Auténtico Nativo proposto da Anthology by Mavolo. È prodotto nella regione panamense di Herrera e ottenuto da canna da zucchero locale coltivata nel terreno vulcanico, ricco di minerali, di questo territorio. Invecchiato in quercia, colpisce per il perfetto equilibrio delle sue qualità.
  • Vodka – Distillato neutro di cereali o patate, perfetto come base per cocktail grazie al gusto pulito e lineare.
  • Gin – Spirit complesso aromatizzato con bacche di ginepro e botaniche naturali. La sua cristallina semplicità contiene in realtà mille mondi possibili. Come la Catalogna da cui proviene il gin Le Tribute, che concentra la sua indole iberica nel carattere fresco e agrumato. O come il Sudamerica che ha ispirato la creazione di Amuerte il cui ingrediente più sorprendente sono le foglie di coca. Oppure Amburgo, paese d’origine del neo-entrato nel catalogo Anthology, Knut Hansen,con botaniche che richiamano il nord Europa. Naturalmente tutti nel catalogo Anthology.
  • Tequila – Distillata dall’agave blu, è il simbolo del Messico e protagonista della Margarita. E simbolo nel simbolo è Vuela Alto, un tequila ricco di gusto, carico di dolcezza, con note appuntite di agave fresca e lievi sfumature di agrumi. In etichetta gli alebrijes, animali totemici messicani. Proposto da Anthology by Mavolo.
  • Brandy – Distillato di vino o frutta fermentata, elegante e avvolgente, ideale anche da meditazione.

Il liqueur invece. Chiamatelo pure liquore.

Il liqueur, o liquore, è una bevanda alcolica a base di distillato, zucchero e aromi naturali.
Può includere erbe, spezie, fiori, frutta o estratti botanici, che donano dolcezza, corpo e complessità.
La gradazione è più bassa (di solito 15–30% vol.), perché la componente zuccherina e aromatica attenua la forza alcolica.

 

Le categorie che fanno il liquore

  1. Amaro – Liquore italiano per eccellenza, e liquore digestivo per eccellenza a base di radici e botaniche. Note amare bilanciate da aromi erbacei e speziati. Un esempio eccellente di rispetto della tradizione e vocazione contemporanea è Zerotrenta con note balsamiche regalate da anice stellata, liquirizia e rosmarino. Un altro è San Simone, da sempre liquore di culto in Piemonte. Sempre su Anthology.
  2. Cream liqueur – Morbidi e cremosi, contengono panna o latte.
  3. Crème liqueur – Liquori densi e zuccherini senza latticini. La novità dell’anno è senz’altro Monkai nelle sue varianti all’agave e al rum. Liquori appassionanti e dolcemente selvaggi. Nel catalogo Anthology.
  4. Citrus liqueur – Agrumati e vivaci
  5. Amaretto – Dolce, con note di mandorla e nocciolo di albicocca, perfetto anche per dessert.
  6. Coffee liqueur – Liquori al caffè come Black Sinner, spesso serviti con panna o ghiaccio.
  7. Herbal o Medicinal liqueur – Nati da antiche ricette monastiche.

 

Le differenze tra Liqueur e Liquor, spiegate bene

Nonostante condividano la stessa radice latina (“liquor”, cioè “liquido” o meglio sostanza liquida), le due categorie presentano differenze sostanziali:


Base:

  • Liquor (Distillato): fermentazione e distillazione
  • Liqueur (Liquore): distillato + zucchero + aromi

 

Gusto:

  • Liquor (Distillato): secco, deciso
  • Liqueur (Liquore): dolce, aromatico

 

Gradazione:

  • Liquor (Distillato): 33-55% vol.
  • Liqueur (Liquore): 15-30% vol.

 

Uso:

  • Liquor (Distillato): base per cocktail
  • Liqueur (Liquore): digestivo o ingrediente per la mixology

 

Texture:

  • Liquor (Distillato): leggera e pulita
  • Liqueur (Liquore): morbida e sciropposa

 

In sintesi:

  • Il liquor è la struttura, o se volete l’essenza del processo con cui si ottiene
  • Il liqueur è l’interpretazione aromatica.

 

Uno rappresenta la potenza pura della distillazione, l’altro la creatività del gusto.

Facciamo il punto

La differenza tra liquore e distillato è sia tecnica che organolettica, cioè sia per il processo produttivo che per l’esperienza gustativa. Il distillato è una base alcolica pura, individualizzata dalla materia prima impiegata in fermentazione e distillazione, il liquore è un prodotto arricchito e dunque con un profilo sensoriale vario e complesso.
Entrambi sono elementi centrali dell’offerta Anthology by Mavolo, dove la selezione si concentra su spirits premium e liqueur d’autore, pensati per esaltare la mixology italiana contemporanea.
Ogni bottiglia firmata Anthology è un capolavoro liquido, simbolo di eleganza, ricerca e meraviglia.

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Champagne

Cose che non abbiamo ancora fatto con lo champagne:

berlo in una scarpetta tacco dodici, stappare la bottiglia con una spada da ussaro, sprecarlo sul podio di una qualsiasi gara motoristica, riempirci la vasca da bagno, chiamarlo spumante, cucinarci il brasato, dimenticarlo a casa di qualcuno, dimenticarlo in taxi, dimenticarlo.

Lo champagne è un’ottima cura per la memoria, non c’è coppa che non si riempia subito di ricordi, anche di ricordi che non avete mai avuto ma vi sarebbe piaciuto avere. Napoleone e Čechov non bevevano, se non un poco di champagne. Il primo per ricordarsi delle vittorie ancora da ottenere, il secondo per ricordarsi delle parole ancora mai scritte.

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Vini e Vermouth

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Ne uscirà un bel libro

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È una frase molto citata, ma a volte non serve essere originali.

Per completarla si può dire che il vino non è che il verso di un poema più ampio che comprende terre, culture, popoli e persino poeti di molte parti del mondo.

Cercare la verità del vino – che abbia la dolcezza seduttiva di quelli liquorosi o la fresca giovinezza dei bianchi marini, il saldo carattere dei rossi pensosi o l’aromatica complessità dei vermouth – per offrirne la bellezza (con moderazione) ci sembra un compito meraviglioso.

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Philip Marlowe è un investigatore tutt’altro che sentimentale, e quando sorride sembra un lupo. Almeno quando a interpretarlo è Humphrey Bogart. Le sue sono storie nere. Ma beve volentieri il ‘succhiello’ (Gimlet, per chi detesta i gialli), un cocktail fortificato dal gin e benedetto dalle note solari di cedro e lime. Questa è la nostra idea di mixability. Uno sciroppo non è uno sciroppo, ma è parte del tutto come avrebbe detto un maestro zen e il Paese delle Meraviglie

— quello dove la verbena, il bergamotto o il gelsomino, il lampone o la menta sono sapori liquidi —

per essere apprezzato dev’essere mescolato, inventato, dimenticato e inventato di nuovo. Questa era anche l’idea di Alice, una bar tender coi fiocchi.

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Amari e Liquori

Abbinare colori, abbinare amori, abbinare aromi, abbinare profumi, abbinare emozioni, abbinare eccezioni, abbinare temperature, abbinare temperamenti, abbinare impressioni, abbinare memorie, abbinare convenzioni, abbinare trasgressioni.

Sublimare e mescolare.

Certi liquori sono come il diario di un naturalista che si aggira la mattina nel suo orto botanico e spia la maturazione delle essenze, l’intensità delle fragranze, l’empatia degli effluvi. Sa che niente di quello che vede e apprezza domani sarà uguale e si sforza di fissare sul foglio il momento perfetto in cui un fiore e un arbusto sembrano fondersi in una sintesi toccante e per sempre nuova.

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Rum

Rum rhum ron ron!

Sono le fusa di un gatto disteso sul cassero di teak del San Antonio, l’ultimo galeone di Capitan Kidd in rotta per Barbados. Se ne sta ben attento che l’ombra delle colubrine non gli tolgano il sole, ma provateci voi a dormire tranquilli mentre fioccano i proiettili, il mare si gonfia come un’acciuga che fa il pallone e i pirati urlano come diavoli.

Ci vorrebbe un buon sorso di rum che sappia di vaniglia e caramello o di biscotti al burro e frutta tropicale o spezie e legno dolce.

Basta aprire gli occhi e seguirci nelle nostre esplorazioni tra le isole e i secoli, a bordo di un’amaca.

Su, non fate i gatti.

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Agave

Come in ogni mitologia la storia di tequila e mezcal inizia da una dea, Mayahuel, generosa e materna.

È lei a manifestarsi nelle forme dell’agave dalla polpa ricca d’acqua, che nel deserto diventa una manna biblica per gli assetati. I sacerdoti la facevano fermentare e la bevevano per parlare con gli dei più loquaci. Quando Hernán Cortés entrò in Messico nel 1519 e si accorse che il brandy portato dalla Spagna era finito, grazie ai suoi alambicchi trovò nell’agave una fonte abbondante per ritrovare il suo spirito.

Quattro secoli dopo e dopo anni di scorribande rivoluzionarie, nel 1914 a Città del Messico s’incontrarono Emiliano Zapata e Pancho Villa. Zapata veniva da sud, terra di mezcal, e Villa da nord, terra di tequila. Ma neppure Mayahuel riuscì a metterli d’accordo.

A noi restano una storia, la nostalgia della revolución e i magnifici doni dell’agave.

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Gin

Il gin ha nel nome l’anima balsamica di una pianta officinale, il ginepro, e l’ombra alchemica di un jinn della tribù persiana dei folletti, naturali amici dell’uomo.

Per questo in ogni bottiglia sta al sicuro un vero ‘genio’, impaziente di tornare libero. Bevanda terapeutica nelle mani di Dioscoride, medico di Nerone, o dei dottori della Scuola salernitana, conforto di monaci ortolani e distillatori, lenimento alle epidemie medievali, coraggio dei cavalieri olandesi nella guerra dei trent’anni, il gin si è avventurato presto nel mondo, e noi nel mondo abbiamo inseguito le sue interpretazioni più segrete e meraviglianti.

Consolazione per lo ‘spirito’ dei marinai è la risorsa elettiva per i cocktail, tra tutti l’Hemingway Martini che del vermouth vuole solo uno sguardo. La proporzione di 15 parti (di gin) a 1 fu ispirata dal generale Montgomery cui piaceva bere bene e vincere facile (era quello per lui il giusto rapporto tra amici e nemici in battaglia).

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Spirits

Gli spiriti eletti non è detto che stiano sempre seduti su una nuvola. Qualche volta è più ragionevole cercarli in certe preziose bottiglie dalle forme seducenti, a volte austere a volte esotiche.
Essere attenti investigatori dell’arte
distillatoria piuttosto che di quella oratoria,

non significa solo conoscere meglio Zosimo di Panopoli (leggendario inventore del primo alambicco) che Cicerone (sicuro autore di 58 orazioni), ma imparare un paesaggio dal colore del saké, riconoscere una musica nell’intensità della vodka o vedere i profumi di un secolo nelle sfumature dell’armagnac

Il silenzio favorisce la degustazione,

questa favorisce la parola, che favorisce la comprensione.

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Whisky

Non tutti gli ‘spiriti’, anche quelli che si comportano meglio, hanno un santo in paradiso, ma il whisky ce l’ha ed è San Patrizio, irlandese con origini scozzesi.

 A distillare avrebbe imparato dagli arabi che però si erano fatti una cultura con gli alchimisti egizi e dunque a poco serve sventolar bandiere e primogeniture. Così, facendo rotta a oriente si possono scoprire ‘acque di vita’ sensazionali in Giappone dove fantastichiamo che la fioritura dei ciliegi in aprile sia un omaggio annuale a Torii Shingiro che proprio nell’aprile del 1929 commercializzò la prima bottiglia di whisky da lui prodotta.

E poi seguendo la ghirlanda brillante dei tesori liquidi si può fare tappa in Messico, in Tennessee o in Sudafrica e Argentina.

Con buona pace di San Patrizio.

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